Sbattere contro un cielo di vetro e non riflettersi addosso nemmeno il sereno degli ultimi giorni senza pioggia. Come quelle belle foto vecchie, che hanno impresso il colore degli anni passati, e il peso degli occhi che sono stati a lungo a guardarle. Fare un’immensa fatica a concentrarsi e cercare una soluzione alternativa alla fuga. E non conoscersi per niente. Costruire un cielo di carta giusto per assorbire tutte le lacrime degli ultimi vent’anni. E ci deve pur essere una soluzione di continuità tra dove vorrei essere ora e dove penso di andare la sera, chè alla fine la testa cammina sempre qualche metro parallela alla terra. E cercare di capire i gesti. E cercare di vedere dove arrivano gli occhi. Se scolorano le linee del viso. Se costruiscono storie inventate ai margini della bocca. Pensare a cieli infiniti che contengono pensieri difficili da esprimere con i piedi per terra. E capire che l’aria si intromette dappertutto e ci impedisce di sentirci vicini. Sono i respiri alla fine ad allontanarci. Creami intorno un vestito d’abbracci e mi sentirò meno nuda, perché posso anche svestirmi l’anima se vuoi da me sincerità. E oggi l’amore non esiste. Oggi deve ancora trovare un ventre caldo dentro al quale nascere. E gli angeli si spingono al limite, dell'umano.

























